sicurezza su internet

Siamo sicuri su internet

Da qualche tempo Whatsapp ha introdotto la crittografia end-to-end nelle chat. In parole semplici, le conversazioni sono cifrate e solo chi partecipa è in grado di leggere in chiaro i messaggi. Immaginate il caso in cui ci sia un maleintenzionato che voglia leggere le vostre conversazioni e provasse ad intercettare i messaggi, leggerebbe una successione di lettere e numeri dai quali non capirebbe nulla. La sicurezza informatica è tornata sotto i riflettori grazie a ciò che è successo nei mesi scorsi tra Apple e FBI: in pratica, il corpo federale, investigando su un caso di pluriomicidio, aveva bisogno di accedere ai dati dell’iphone del serial killer e ha chiesto alla società di Cupertino un aiuto per accedervi o almeno di inserire un metodo per aggirare la sicurezza. La Apple, dal canto suo, ha dichiarato ai non avere alcun potere al riguardo e che non inserirà mai metodi per accedere ai dati sensibili, facendo una bella figura agli occhi dei propri utenti. Alla fine, però, l’FBI ha confermato di essere riuscita nel proprio intento di accedere ai dati dello smartphone. Allora, la domanda sorge spontanea: i nostri dati sono realmente al sicuro? La risposta, in realtà, non può essere né sì né no. La sicurezza di un sistema, qualunque esso sia, non si limita alla semplice installazione di tecnologie di controllo, ma si tratta di un vero processo evolutivo che va a potenziare ogni componente. Facciamo un esempio pratico: vogliamo tenere al sicuro la nostra casa e subito mettiamo l’antifurto alle porte. Continuiamo ad avere paura e mettiamo le inferriate alle finestre. Dopo poco tempo decidiamo di aggiornare l’antifurto e per essere più sicuri cambiamo anche la serratura alla porta. In altre parole, finiamo per compiere continui aggiornamenti alle tecnologie utilizzate per proteggere la nostra casa. L’importanza di evoluzione è stata compresa bene dal mondo bancario: con l’avvento degli acquisti online sono state introdotte contromisure alle sempre più frequenti truffe. Una di queste è il codice aggiuntivo che ci viene mandato tramite SMS dopo aver effettuato un nuovo acquisto. Tali accortezze ci fanno sentire al sicuro, ma non dobbiamo dimenticare che la sicurezza deve tenere conto di ogni componente del sistema e pertanto anche della componente umana. La nostra sicurezza inizia da noi: riprendendo l’esempio della casa, non avrebbero senso tutte quelle protezioni se mettessimo la chiave sotto il tappeto. Kevin D. Mitnik, famoso per essere il più grande hacker della storia, racconta nel suo libro come le sue più grandi frodi siano andate a buon fine rubando informazioni alle persone. Mitnik ritiene che l’uomo sia l’anello debole di tutto il processo di sicurezza. In altre parole ci conferma che è prima di tutto nostro compito mettere al sicuro le nostre informazioni e poi affidarci agli strumenti che utilizziamo. Voglio chiudere dando dei piccoli consigli: 1. Usare password composte da caratteri e numeri non collegate alle vostre informazioni base come il nome o la data di nascita; 2. non usare sempre la stessa password, o in ogni caso ne aveste troppe da ricordare, alternarla il più possibile; 3. non scrivere le password su pezzi di carta conservati nel portafogli (consiglio che vale anche per i pin delle carte di credito e bancomat); 4. Nel caso in cui teniate alla vostra privacy, state attenti a cosa scegliete di condividere perché tutto ciò che è su internet è potenzialmente accessibile a chiunque.

La Rubrica è a cura di:
Angelo Moroni

è il suo Blog nel quale scrive tutte le impressioni più disparate.