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Perchè è giusto pagare le applicazioni

Mi piace stare su Instagram e chi mi segue su questo social network sa bene quanto tempo ci dedico e, per questo, neanche un mese fa ho voluto spendere circa un euro per un’applicazione che mi permettesse di dare degli effetti particolari alle mie foto. Quando ho parlato ad un amico del mio nuovo acquisto, mi ha guardato incredulo. Cosa avevo fatto? Poi, ho capito: pensava che avessi buttato i soldi.

Quindi, dopo avervi spiegato, lo scorso mese, come scegliere il nuovo smartphone, stavolta  vorrei spiegarvi perché reputo giusto comprare le applicazioni dagli store.

Il problema, da ciò che vedo, è che c’è una reale difficoltà a dare un valore a qualcosa di apparentemente etereo, di intangibile e, a quanto pare, siamo poco propensi spendere per uno strumento che non possiamo prendere in mano. Questo è un problema che non colpisce solo il mondo delle applicazioni, ma è diffuso in ogni aspetto del mondo virtuale: tutti i professionisti sono costretti a competere con chi sostiene che nella metà del tempo compie il nostro lavoro gratuitamente (i web master ne sanno qualcosa). Per tanto voglio provare a mettere il discorso su un altro piano: l’esperienza. Siamo d’accordo che c’è una difficoltà nell’acquistare uno semplice strumento non tangibile, mentre ogni giorno ci troviamo a spendere il nostro denaro per acquistare belle esperienze: andiamo al cinema, teatro, musei, concerti. Perché non provare a considerare le applicazioni come esperienza? Prendiamo il mio caso: ho speso un euro circa per aumentare il mio divertimento su Instagram. Non ho comprato semplicemente uno strumento, ma un’esperienza, quasi come andare al Luna Park. Ok, il paragone sembra azzardato, ma spero comunque di essermi spiegato. Se la mettiamo sotto questa ottica, in effetti, comincia a prendere un senso diverso il fatto di acquistare le applicazioni dagli store. Facciamo un altro esempio: chi lavora in ufficio sa quanto siano fondamentali Word, Excel e Power Point e con una spesa di al massimo dieci euro può ottenere la versione completa dell’applicazione che desidera. Mi pare un giusto compromesso per avere la qualità Microsoft ed eliminare la frustrazione dei comuni errori di visualizzazione.

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Tuttavia, perché ci sono alcune applicazioni, anche molto utili, gratuite? Il fatto che siano gratuite implica altre considerazioni: come fanno a guadagnare? Non lavoreranno mica gratis. Risponderò fra poco, ma prima pongo un’altra domanda: perché Facebook acquistò Whatsapp per la cifra esorbitante di 19 Miliardi di Dollari? All’epoca era ancora gratuita e nonostante questo è stata acquisita per una cifra pazzesca; perché? C’è una regola nel marketing che gli addetti ai lavori conoscono perfettamente: se il prodotto è gratis, il prodotto sei tu. In altre parole, tutti noi abbiamo pagato Whatsapp con il nostro tempo e le nostre informazioni. Per chi non lo sapesse, le nostre informazioni sono una fonte di guadagno notevole per questi social network. Per esempio, gran parte dei ricavi di Facebook arriva da pubblicità e post sponzorizzati mirati ad un pubblico specifico e per tale motivo una profilazione dettagliata delle persone gli permette di migliorare questo servizio e continuare a guadagnarci. In sintesi, ci illudiamo di aver ottenuto Whatsapp gratuitamente, ma lo abbiamo pagato con le nostre informazioni.

In ogni caso, non per tutte le applicazioni vale questo discorso e spesso, per tenersi in vita, sono costrette a fissare un prezzo per la propria vendita.

In fondo, mi sembra doveroso pagare per ottenere il frutto del lavoro di un professionista (come si sentirebbe un barista, se tutti i giorni, gli prendessimo il cornetto senza pagarlo?); inoltre, molto spesso si tratta di prezzi modici, quasi quanto una colazione al bar; infine, se ci aiutano a migliorare piccoli aspetti delle nostre giornate, mi sembra giusto dare qualcosa in cambio.

La Rubrica è a cura di: Angelo Moroni

www.angelomoroni.com
è il suo Blog nel quale scrive tutte le impressioni più disparate.